20 anni di SCOA – The School of Coaching | Intervista all’attuale Managing Partner Roberto Degli Esposti

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In occasione dei 20 anni di SCOA – The School of Coaching, abbiamo incontrato Roberto Degli Esposti, attuale Managing Partner della società: ci ha condiviso i motivi che l’hanno spinto ad avvicinarsi a questa realtà, raccontando alcune tappe fondamentali nella storia e nell’evoluzione di SCOA, che l’hanno portata ad essere ciò che è oggi.

Come ti sei avvicinato a SCOA – The School of Coaching?

Non era nei miei piani diventare Business Coach, tant’è che non ci sono arrivato per questa via. Conoscevo da sempre Gian Franco Goeta, il fondatore della Scuola, mi coinvolse nella realizzazione di una sua idea: verificare se ci fosse spazio di sviluppo per l’industria del Business Coaching, se si potesse vedere un orizzonte più ampio di quello esistente allora, che non fosse ancora stato scoperto. Così il primo esercizio che ho fatto per SCOA, quando ancora non ero effettivamente in SCOA, è stato un piccolo business case sulle potenzialità del settore.

Fu molto illuminante, venne fuori con estrema chiarezza che si trattava di un settore in uno stato di maturazione primordiale, poco avanzato a differenza di altre metodologie comparabili al Coaching – ad esempio l’head hunting, la consulenza strategica, di processo, il talent e rewarding.. Invece il Coaching era un settore molto giovane: in effetti, se SCOA ha 20 il Coaching in Italia ne ha 25, 30 al massimo.

Come hai deciso, poi, di partecipare al Programma per Senior Practitioner in Business Coaching?

Un po’ per caso in realtà, e inizialmente non mi trovai molto a mio agio: mi sentivo quasi fuori luogo rispetto alla modalità. Poi pian piano il percorso si è evoluto, e io sono rimasto letteralmente fulminato dalla grande sapienza della metodologia utilizzata e da come questa risuonasse in me. Ho scoperto un’altra parte di me, che non conoscevo e non ero abituato a frequentare, in cui però quelle cose c’erano già. Si trattava solo di metterle in ordine e renderle consapevoli.

Com’è nata in te l’idea di voler avere parte attiva nella Scuola, tanto da arrivare a rilevarla entrando in società?

Combinando l’efficacia della metodologia e degli apprendimenti ricevuti durante il Senior Practitioner, con quanto avevo osservato nel mercato durante tutti gli anni di esperienza professionale e di vita, ho finalmente avuto la spiegazione a tanti miei perché, che fino ad allora non avevo mai trovato. Le persone con cui avevo lavorato erano sempre persone estremamente in gamba, ma che non avevano nessun elemento in comune: non il genere, non l’età, non il background di studi, non avevano famiglie omogenee.. erano però individui che sapevano sempre assestare il comportamento giusto, nella situazione che vivevano e con gli interlocutori che avevano di fronte.

Capii che era qualcosa di allenabile e che come tutte le cose che puoi allenare puoi diventare anche un master, raggiungere livelli altissimi di competenza senza avere un particolare talento.

Realizzare questo costituì il motore che mi spinse non solo a voler lavorare in SCOA, ma anche a farla diventare una realtà mia.

Fu un’operazione che intrapresi non da solo. Mi era già capitato in altre esperienze analoghe in passato, ma non volevo più vivere quel senso di solitudine assordante. In questa occasione invece condivisi l’esperienza con le straordinarie persone che avevano fatto il percorso insieme a me: Carlo Boidi, Cristina Nava, Alessandra Venco, Anja Puntari.

Che tipo di rapporti hai creato con i tuoi compagni di aula, durante il Senior Practitioner?

Diciamo che come anche con la metodologia in generale, ci è voluto un po’ di tempo dopo il primo impatto. Ricordo in particolare un momento che fu catartico, sia per me che per i miei compagni: un acquario, ovvero l’esercizio per cui si vive una sessione di Coaching condotta da un docente, a beneficio dell’osservazione di tutti. In quell’occasione, parlammo della mia attitudine al raggiungimento dei risultati, la mia voglia di portare avanti, in ogni caso, quello che si doveva portare a casa, e lì emerse la mia ferocia: io sono una persona feroce, in termini di determinazione, sapevo che questo aspetto faceva parte di me ma quel momento mi consentì di ottenere una conoscenza più esplicita di me stesso. Imparai a riconoscere questa mia modalità di esprimermi e così anche a disporne, invece che esserne vittima. Lì imparai ad usare questa mia ferocia per, e non contro.

Da lì poi, come ho già detto, il percorso è proseguito e il rapporto con gli altri compagni si è evoluto. Mi ricordo quando Anja Puntari mi raccontò di flowknow®, la metodologia di facilitazione da lei ideata: sentii l’emozione di essere di fronte a qualcosa di geniale, cosa che mi succede non così di frequente.

Si creò comunque un bellissimo rapporto amicale con tutti, che poi come ho raccontato altrove proprio insieme a loro, è man mano cresciuto e diventato più profondo. In generale i numerosi momenti di condivisione, le occasioni di confronto e di apertura reciproca, le attività collettive che il percorso prevede, incentivano la creazione di legami potenti, genuini, profittevoli sia dal punto di vista professionale ma anche personale – questo è anche l’elemento che accomuna le esperienze e le testimonianze della maggior parte dei partecipanti al percorso.

Così, proprio con i miei compagni è venuta l’idea: ci siamo detti “facciamolo insieme” e lì è nata la SCOA di oggi, o forse dovrei dire quella di ieri.

In che senso?

Nei due anni appena trascorsi è successo quello che è successo, e che sta ancora succedendo: siamo precipitati nel futuro. Nel primo anno dei suoi secondi vent’anni, SCOA si trova ad affrontare un mondo che non si è mai visto prima.

Il nostro compito in questo scenario è quello di aiutare le persone e le organizzazioni a leggere ciò che sta accadendo e a farsene carico, in senso positivo: il presente è pieno di opportunità, ma tutte molto diverse da quelle di soli due anni fa. SCOA ha gli occhi e la preparazione per vedere ciò che è successo. Il nostro obiettivo è dare il massimo del contributo possibile perché tutti siano strumentati nel modo più appropriato, per fare di questa stagione una stagione virtuosa, combinando il benessere delle persone, con la sostenibilità ambientale e con risultati organizzativi e aziendali di primissimo livello, attraverso un esercizio che è assolutamente praticabile.

Roberto, hai parlato di una SCOA di ieri, poi di uno scenario attuale radicalmente mutato, con trasformazioni che hanno coinvolto individui, team e organizzazioni. Ci sono cambiamenti significativi nella Scuola, nel corso degli anni fino ad oggi?

Per quanto riguarda la metodologia, parlerei per lo più di una manutenzione ordinaria di un sapere che di per sé non ha bisogno di grandi trasformazioni.

Un passaggio cruciale, in termini di certificazioni, è stato quello da WABC (Worldwide Association of Business Coaches) a EMCC (European Mentoring and Coaching Council), che ci ha reso più fedeli alle radici europee che abbiamo anche nel nostro peculiare approccio di Coaching. In questo senso SCOA è stata determinante per lo sviluppo degli EMCC in Italia.

Come Scuola poi, parliamo più di un’evoluzione, che è consistita nel dare vita a nuove metodologie, che si affiancano e intrecciano al Programma per Senior Practitioner in Business Coaching, la fonte principale del nostro sapere, il corso storico che arriva quest’anno alla quarantesima edizione. Accanto a questo abbiamo sviluppato il flowknow®, il Team Coaching.. se il Senior Practitioner è costruito sulla sapienza di Gian Franco Goeta, quest’ultimo fa invece riferimento a quella di David Clutterbuck: la relazione da un lato con il Team Coaching e dall’altro con il Mentoring, ci permette di presentarci come Scuola e in termini di servizi anche come Performant.

Parliamo proprio di Performant, l’altra anima e Business Unit di SCOA srl. Ci racconti com’è nata l’idea?

Performant in un certo senso era già lì. SCOA infatti faceva già servizi nelle aziende, richiesti dalle stesse, ma questa parte era considerata come il figlio di un dio minore, indicata con un acronimo anche abbastanza complesso.

Diciamo quindi che abbiamo sviluppato una parte che c’era già, dandole spazio e attenzione, e che è così diventata l’80% delle nostre attività.

Performant ha molti genitori, la sua nascita ha richiesto un lavoro anche impegnativo. Gian Franco Goeta, il sottoscritto, Anja Puntari, gli altri soci storici Guido Mastropaolo, Gianluigi Contin, Silvana Tacini.. Persone come Cristina Nava, Carlo Boidi, Francesco Solinas, che hanno contribuito tantissimo nel far crescere Performant. Poi Paolo Lorini, che ci ha accompagnato nel percorso per renderci conto che era importante mettere a servizio delle organizzazione il nostro sapere. Ci ha così supportato nel formulare non solo il nome ma anche proprio la logica di offerta e la rappresentazione dei nostri servizi, fino a definire il logo: un’onda che parte da un quadrato e arriva ad un cerchio, descrivendo il cambiamento che può essere messo in atto con l’allenamento. È tutto documentato ed è un po’ la bibbia di come ancora oggi ci presentiamo alle aziende.

Che cos’è SCOA oggi?

SCOA oggi ha un diamante, che è ancora la parte Scuola: siamo confidenti, e tutte le certificazioni ce lo confermano, di poter mettere a disposizione il miglior sapere disponibile in Italia, forse tra i migliori in Europa, sul Coaching Individuale e sul Team Coaching.

Proprio questo ci ha aiutato a dare vita al progetto Performant, per rendere questo sapere disponibile e praticabile in modo efficace: il pay off di Performant infatti è “Effective Business Coaching”, che esprime proprio l’idea di portare efficacia nelle organizzazioni e rendere efficaci i percorsi di Business Coaching in queste, affinché producano dei risultati tangibili e significativi, a livello individuale, gruppale e organizzativo.

In questi anni abbiamo compreso sempre più a fondo quanto la disciplina del Coaching e del Mentoring, quando sfumano diventando il background metodologico per interventi che toccano il portafoglio di competenze disponibili, incidono in senso positivo sul clima aziendale e lavorano sulla cultura organizzativa affinché questi possano evolversi. In quest’ottica abbiamo imparato a misurarci con la strumentazione del Coaching e del Mentoring, per portarli su delle piattaforme che sono proprio quelle di cui le organizzazioni hanno bisogno oggi.

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