È iniziata la 42ª edizione del Senior Practitioner in Business Coaching: intervista a Cristina Nava, Coach di riferimento per il primo modulo

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Il primo modulo del Senior Practitioner in Business Coaching è un modulo particolare: nei primi due giorni le persone del gruppo ancora non si conoscono, ma soprattutto non conoscono ancora a fondo i principi del Business Coaching, la terminologia specifica o la metodologia di SCOA. Il primo passo da fare per dare inizio a questo percorso è cominciare ad allenare una delle dieci competenze fondamentali per i Coach, ovvero la gestione del sé, intorno alla quale ruota la prima tappa del corso. Un inizio che passa attraverso un concetto che per SCOA è fondamentale: l’esperienza. 

  • Che impressioni ti ha dato il gruppo di questa edizione? Che background ha?

Il gruppo di questa edizione mi ha colpito e sorpreso in positivo per la capacità di unirsi. Di solito il gruppo, inteso come entità coesa, si forma intorno al terzo o quarto modulo, in alcuni casi anche dietro incitamento da parte dei docenti e del tutor, invece in questo caso si sono compattati in maniera forte e veloce. Dal punto di vista del background c’è una preponderanza di persone che vengono dal mondo HR, anche in aziende strutturate, ma penso che più del ruolo professionale ciò che li accomuna sia una grande voglia di imparare, di capire. Infatti hanno fatto moltissime domande: questo da un lato è buono perché significa che i partecipanti sono proattivi, dall’altro però denota anche un grande bisogno di controllo che, per quanto sia assolutamente normale in questa fase iniziale, bisogna imparare a lasciare andare. Ho percepito una fortissima spinta a fare. Hanno già attivato una rete di scambio mettendosi a disposizione l’uno dell’altro per passarsi i contatti delle persone per il Coaching sperimentale. È stato molto motivante vederli così all’opera fin da subito.

  • Ci sono delle regole a cui viene chiesto di sottostare durante le lezioni? Come si pongono le basi per l’apprendimento in un percorso di questo tipo?

All’inizio del primo modulo si svolge una delle fasi fondamentali, sia per il Coaching individuale che di gruppo, che è la fase di contracting, ovvero quella in cui si definiscono delle regole vicendevoli. Se tutti gli altri moduli, però, iniziano con un icebreaker per preparare le persone al lavoro, per il primo modulo è un po’ diverso in quanto è la situazione ad essere differente: le persone non si conoscono tra loro, non conoscono il docente, il tutor, né gli spazi. Quello che facciamo in questo momento, quindi, è valorizzare il silenzio e posticipare ogni introduzione di contenuto per dare spazio alla scoperta, e lo facciamo proponendo una prima esperienza che ha l’obiettivo di mettere in luce cosa ci succede quando entriamo in una situazione nuova. Chiediamo quindi alle persone di fidarsi e affidarsi, senza fare niente se non concentrarsi sul proprio lato interiore. Iniziamo lavorando sulla gestione del sé, che è una delle competenze chiave del Coaching.

  • Il tema del primo modulo è la relazione con il cliente: in che modo questo argomento è propedeutico a quelli che si affronteranno in seguito? Perché viene affrontato per primo?

Come abbiamo detto, tra le dieci competenze del Coach una delle più importanti è la gestione del sé, soprattutto in situazioni inesplorate, che toccano il lato emotivo. Come può essere, ad esempio, l’incontro con il cliente. Quello che si fa nel primo modulo è realizzare un acquario (uno dei termini che si inizia a sentire fin dal primo modulo e che poi torna anche nei seguenti), ovvero un role play, una simulazione preparata con il docente e il tutor, di una sessione di Coaching. Simulare l’incontro è utile a capire cosa focalizzare, come avviare la relazione e poi decodificare quello che abbiamo interpretato attraverso l’esperienza. È quindi un modo esperienziale di porre le basi per lo sviluppo di una competenza imprescindibile nel percorso per diventare Coach.

  • Nella mattina del primo giorno si svolge già un’esercitazione: in cosa consiste?

La prima esercitazione è utile a mostrare in che modo un Coach, attraverso l’apprendimento della nostra metodologia, possa essere un supporto valido. Quindi prendiamo in prestito alcuni concetti dalla mindfulness e andiamo a mostrare qual è il valore di elementi centrali per il Coaching, come l’energia, il respiro, l’importanza della pausa, del silenzio. In questo campo l’allenamento inizia subito. Per un’ora quindi chiediamo ai partecipanti di entrare in contatto con se stessi, di stare in una posizione comoda, in una situazione tranquilla, in silenzio, di guardarsi intorno ed entrare in relazione con l’ambiente. Ci si concentra sul respiro, in alcuni casi anche in maniera forzata, sulle sensazioni del corpo, se ci sono tensioni, sui messaggi che il corpo dà e su cosa direbbe una certa zona del corpo se potesse parlare. Poi si chiede di prendere appunti sull’esperienza per cristallizzare (altro termine tecnico che i futuri Coach imparano ad usare) il sentito e le riflessioni. Dopo essersi rivolti verso l’interno, il viaggio prosegue all’esterno, e quindi ci si muove nello spazio, si cammina, si osservano e si entra in sintonia con gli altri. C’è anche una parte che si svolge a coppie, in cui le persone sono invitate a parlare di sé attraverso il racconto di quell’esperienza lì. Solo alla fine possono raccontare qualcosa su chi sono al di fuori dell’aula.

  • I partecipanti sono sicuramente arrivati con delle aspettative su questo corso: come sono state evidenziate?

Le aspettative sono al centro della seconda esercitazione, che si chiama “Realizziamo il sogno”. Anche qui andiamo a mettere il focus sugli strumenti che il Coach usa e sui modi per applicarli. In questo caso si utilizza la tecnica del visioning, ovvero una visualizzazione guidata che usa il disegno e la narrazione come metodi di espressione. Dopo un esercizio iniziale di mindfulness, chiediamo di immaginarsi in un momento tra cinque anni in cui ricorderanno il primo giorno del Senior Practitioner in Business Coaching: che cosa sentivano? Che pensieri avevano? Su un foglio devono disegnare questa visione. Poi, sul secondo lato del foglio, devono scrivere la risposta ad alcune domande: tra cinque anni, rispetto ad oggi, quali saranno i cambiamenti importanti avvenuti? In che modo questo percorso li ha aiutati verso il cambiamento? Quali sono state le risorse messe a disposizione? A questo momento segue poi una condivisione in plenaria in cui si dichiarano le aspettative, generando anche un momento di feedback reciproco con i compagni.

Il primo modulo, quindi, è il momento in cui si gettano le basi e si scoprono concetti e termini che saranno poi costanti lungo tutto il percorso del Senior Practitioner in Business Coaching. La modalità focalizzata sull’esperienza è utile a rendere ancora più efficaci gli insegnamenti, preparando i partecipanti ad un ulteriore approfondimento che avverrà nel modulo seguente. Ma per scoprire in cosa consiste, dovranno aspettare ancora qualche giorno…

Vuoi sapere di più sul Senior Practitioner in Business Coaching?
Contattaci a info@schoolofcoaching.it
Una nuova edizione del master comincerà il 21 ottobre 2023.

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