Superare l’Impasse nel Business Coaching: 4 domande a Monica Giacomini

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Abbiamo chiesto a Monica Giacomini, Executive Business Coach di Performant by SCOA, di parlarci dell’impasse e di come il Business Coach interviene per facilitarne il superamento. 

L’impasse si presenta come una situazione di blocco, che sia il Coach che il Coachee possono incontrare durante la propria vita professionale. Il ruolo del Coach si rivela molto importante nell’aiutare il cliente a superare questo momento di incertezza, esattamente come il Coach può contare sulla Supervisione per rileggere i propri impasse e così avanzare.

1- Monica, con che metafora descriveresti il concetto dell´impasse?

Mi viene in mente l’immagine di una persona che cammina lungo un proprio sentiero, di cui non sempre è chiara la direzione e durante questo percorso si trova continuamente davanti a dei bivi. La domanda che la persona si pone per poter procedere è: “vado a destra o vado a sinistra?” ed inizia un dialogo interno su quale sia la scelta più giusta da fare. 

Questa, metafora a parte, è la domanda che frequentemente ci si pone davanti a un impasse. Il dialogo interno spesso si concentra sul vaglio delle diverse opzioni esterne, tralasciando le domande più importanti, le domande su di sé che l’impasse sollecita, ovvero:  “io dove sto andando/dove voglio andare? Di cosa ho bisogno in questo momento?”.

L’impasse spesso costituisce un’occasione per chiedersi cosa sia importante per sé, sia questo un quesito tattico sull’obiettivo in questione, oppure un quesito più profondo, su senso e scopo.

2- Nel Coaching, cos’è l’impasse?

Secondo me bisogna fare una distinzione tra diversi tipi di impasse.

L’impasse del Coach

Il Coach durante una sessione può rimanere bloccato, ad esempio quando non è sicuro su cosa proporre al cliente o come avanzare nella sessione. Anche in questo caso la domanda che può più aiutare il Coach è, più che valutare le opzioni disponibili da proporre al cliente, chiedersi e chiedere in partnering con il Coachee: “qui di cosa c’è bisogno in questo momento?”. Di nuovo, serve fermarsi ed allargare lo sguardo rispetto al proporre tatticamente delle soluzioni.

Aggiungo che non è da escludere che un Coach possa avere degli impasse ricorrenti durante l’esercizio della propria professione, e questo può diventare un eccellente territorio di indagine per la Supervisione. Se il Coach nota che continua avere gli stessi tipi di impasse può essere opportuno che li porti in Supervisione o viceversa potrebbe scoprire in Supervisione che alcuni impasse, apparentemente diversi, hanno una matrice comune.

Cos’è la Supervisione e come aiuta la performance del Coach? Approfondisci qui.

L’altro tipo di impasse è quello del Coachee

Durante la sessione il Coachee porta spesso un impasse nascosto sotto le vesti di una scelta da fare. “Sono bloccato/a. Faccio A o B?” Questa domanda iniziale si presenta al Coach come una richiesta di aiuto in un processo di decision making. Un primo aiuto che il Coach può fornire è di facilitare il cliente ad allargare lo sguardo rispetto all’analisi che fa già in autonomia. Il Cliente avrà già vagliato pro e contro delle opzioni, ma se decide di portare l’impasse in Coaching è perché questa sua valutazione non è stata sufficiente per decidere. E dunque il ruolo del Coach può consistere nell’agevolare il cliente ad allargare lo sguardo, per esempio aiutando ad integrare l’analisi cognitiva con variabili emotive necessarie alla presa di decisione. 

Qualche volta l’impasse consente anche di fare un’indagine più approfondita rispetto a quello che la persona ritiene importante per sè. Dietro a una situazione di “non so cosa fare” si può nascondere la necessità di un nuovo bilanciamento tra bisogni apparentemente confliggenti. Ciascuno di noi è mosso da diversi bisogni e qualche volta fatichiamo a trovare un nostro corretto bilanciamento. Facciamo un esempio banale: qualche volta dietro un “Glielo dico o non glielo dico?”, si nasconde un apparente conflitto tra il desiderio di dimostrare il proprio valore e così esprimersi assertivamente e di mantenere con l’altro una relazione armoniosa, potenzialmente messa a rischio. Questi due bisogni, nel nostro dialogo interno, apparentemente confliggono tra loro e generano una situazione di impasse: siamo spinti da due vettori apparentemente opposti. Sviluppare un dialogo tra questi bisogni e definire un bilanciamento ecologico per sé  è proprio ciò che può aiutare il Coachee a superare l’impasse.

3- Il Coach, brevemente, come può aiutare il cliente a gestire l’impasse?

La figura del Coach agisce su diverse variabili per facilitare il Coachee, ad esempio:

  • Favorire l’allargamento dello sguardo
  • Facilitare una lettura neutra di ciò che è in campo 
  • Favorire una presa di decisione intenzionale e responsabile

4- Quali sono le principali competenze del Coach che servono in questo passaggio?

Non ci sono competenze specifiche se non quelle proprie del Coach in generale: tra queste, l’ascolto attivo e la sospensione del giudizio. 

L’ascolto attivo è fondamentale per fare e farsi domande. In più, ascoltando il cliente, il Coach può cogliere delle parole, dei temi e dei comportamenti ricorrenti che il Coachee ha già portato in altre sessioni. In questo caso le ricorrenze possono essere riproposte e diventare così un terreno di esplorazione e sviluppo della consapevolezza. 

L’ascolto del Coach aiuta inoltre il cliente ad affinare la domanda che porta: qualche volta le domande dei clienti rivelano – nel corso della sessione –  un’altra vera domanda sottesa alla prima e così via verso un processo di continua scoperta della vera domanda e di acquisizione di consapevolezza.

L’ascolto attivo è importante nella comunicazione tra Coach e Coachee. Perchè? Ce lo spiega Patrizia Fagnani, Executive Business Coach, Partner e Docente SCOA.


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