La metamorfosi del management per le aziende in crescita: il caso Pinalli
Per esplorare questa metamorfosi, Cristina Nava, Executive Business Coach di SCOA, ha intervistato Raffaele Rossetti, AD e Presidente di Pinalli, e Andrea Raffo, HR Director. Il dialogo ha fatto emergere come la crescita strategica richieda un’immediata “alfabetizzazione manageriale”, un percorso che Silvia Terenziani, Senior Business Coach di SCOA, ha guidato per tradurre la visione aziendale in nuovi comportamenti organizzativi. Un passaggio delicato, in cui la sfida non è più tecnica, ma culturale.
Crescere non è mai un processo lineare. Per un’azienda, passare dalla dimensione “media” a quella “grande” non significa semplicemente moltiplicare il fatturato: vuol dire affrontare un cambio di paradigma radicale. In questa fase, il rischio più grande è il “collo di bottiglia gestionale”: quando la strategia corre veloce, ma i manager rimangono ancorati a modalità operative nate per una realtà più piccola.
Il paradosso della crescita: la responsabilità del lavoro
Nelle realtà medie, il successo poggia spesso sull’intuizione e sul controllo diretto. Tuttavia, quando la complessità aumenta, la responsabilità dei manager deve evolvere. Non si tratta più solo di eseguire, ma di farsi carico della responsabilità del lavoro intesa come presidio del valore.
Abbiamo parlato di questo tema con Raffaele Rossetti e Andrea Raffo, rispettivamente Amministratore Delegato e Presidente e HR Director di Pinalli, e dalla nostra conversazione è emerso proprio questo, ovvero che la crescita richiede un passaggio mentale cruciale: smettere di essere risolutori di problemi tecnici per diventare abilitatori di strategie. Se il manager non evolve, diventa il limite invalicabile allo sviluppo dell’organizzazione stessa.
La delega come atto di fiducia strategica
Uno dei temi centrali della trasformazione è la capacità di delega. In una struttura che scala, la delega diventa una necessità per non perdere di vista gli obiettivi. Se non riesce o non viene messo in condizione di delegare, il management resta schiacciato dall’operatività, perdendo quella lucidità necessaria per l’analisi e il senso critico.
“Dobbiamo passare dal controllo alla fiducia strutturata,” dice Raffaele Rossetti. “Delegare significa dare ai propri collaboratori lo spazio per sbagliare e crescere, perché solo così il manager può recuperare il tempo necessario per guardare avanti, verso la strategia”.
Leadership, caring e retention dei talenti
Per crescere come azienda c’è un elemento su cui è fondamentale puntare: le persone, sia quelle interne all’azienda, da far crescere, che quelle che potrebbero arrivare da altre realtà per arricchire e completare le competenze già presenti nell’organizzazione. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, la retention dei talenti non si ottiene solo con incentivi economici, ma anche e soprattutto attraverso il concetto di “caring“. Un manager moderno deve essere capace di prendersi cura della traiettoria professionale delle proprie persone.
L’HR Director di Pinalli sottolinea come lo sviluppo delle soft skill sia il vero motore della fedeltà aziendale: “Le persone restano dove sentono di poter evolvere. Il caring non è assistenzialismo, è interesse genuino per la crescita dell’altro. Un leader che non sa ascoltare o che non ha senso critico verso il proprio stile di comando finirà per consumare i talenti anziché coltivarli”.
Senso Critico e Analisi: la bussola del Manager
Più aumenta la complessità, più aumenta la responsabilità di restare focalizzati sulla strategia per non perdere di vista gli obiettivi. Qui entrano in gioco la capacità di analisi e il senso critico: il manager non deve solo riportare dati, ma interpretarli, mettendoli in relazione con il futuro dell’azienda.
Aiutare i manager a sviluppare queste competenze serve proprio a questo: creare un linguaggio comune che permetta di gestire l’incertezza con strumenti razionali e relazionali. Come sottolineato nell’intervista: “Sviluppare senso critico significa insegnare ai manager a chiedersi ‘perché’ e non solo ‘come’, elevando il contributo di ogni singola funzione al successo globale”.
Prepararsi a diventare grandi
Il caso Pinalli insegna che la crescita dimensionale è, prima di tutto, una sfida culturale. Se la struttura cresce ma la managerialità resta ferma a schemi passati, l’azienda rischia l’implosione.
Investire nello sviluppo dei manager significa investire nella tenuta stessa dell’organizzazione. La domanda per ogni CEO o HR Director oggi è: “Cosa sta facendo la tua azienda per prepararsi a diventare grande?”.


