La metamorfosi del management per le aziende in crescita: il caso Pinalli
Quest’anno, per il nostro evento Alumni abbiamo scelto come tema l’impatto, un concetto che si intreccia saldamente con il nostro essere dei professionisti in un ecosistema nel quale siamo costantemente chiamati a chiederci, con onestà intellettuale, quale segno stiamo lasciando.
Per esplorare questo tema, abbiamo immaginato un itinerario fatto di stanze tematiche, ciascuna dedicata ad una delle dimensioni fondamentali attraverso cui l’impatto si manifesta nella vita professionale: le persone, i risultati, la cultura e il futuro.
Non una scaletta da seguire in ordine, ma degli spazi da attraversare con curiosità, lasciando che le riflessioni di una stanza risuonassero nelle altre.
Quando l’impatto è inevitabile, la vera scelta è renderlo intenzionale
Il filo conduttore che abbiamo voluto portare in ogni stanza parte da una consapevolezza che noi coach viviamo ogni giorno: avere un impatto sugli altri non è un’opzione, è inevitabile. La vera sfida, quindi, è fare in modo che quell’impatto diventi intenzionale, e non qualcosa che semplicemente accade o, peggio, che si subisce.
Durante il nostro incontro con gli Alumni, questa consapevolezza si è tradotta in riflessioni molto concrete. Ci siamo ritrovati a parlare di gesti apparentemente piccoli: chiedersi, prima di entrare in una call o varcare la soglia di una riunione, con quale stato d’animo si sta arrivando e quale intenzione si porta con sé. Sono comportamenti che possono sembrare marginali, ma che nella pratica quotidiana fanno una differenza enorme.
Ma come si misura il nostro impatto?
È una domanda legittima, anzi necessaria, e noi siamo i primi ad ammettere che non è semplice rispondere.
Durante la giornata con la nostra community, questo tema si è rivelato uno dei più vivi e, a tratti, più scomodi. Scomodo nel senso positivo del termine: quello che ti costringe a stare nella complessità invece di cercare una via di uscita rapida. Perché è facile, quando si indossa il cappello del manager, rifugiarsi nei numeri che danno certezze immediate, si comunicano bene e convincono i board. Ma quando il tuo lavoro è sviluppare il potenziale delle persone, costruire fiducia e trasformare comportamenti radicati, i numeri da soli non bastano, e spesso non catturano nemmeno lontanamente ciò che è davvero cambiato.
Quello che abbiamo compreso con maggiore chiarezza è che il vero impatto, quello che dura nel tempo, prende forma solo quando c’è una chiarezza profonda del perché si sta agendo, e una fiducia nel processo che regge anche quando i progressi non sono immediatamente visibili. Senza quella direzione condivisa, anche i numeri migliori rischiano di svuotarsi di significato al primo ostacolo serio.
Quello che portiamo a casa
Alla fine di una giornata intensa come quella trascorsa con i nostri Alumni, c’è sempre un momento in cui ci chiediamo cosa resterà davvero di questa esperienza.
Come coach, sentiamo che parlare di impatto oggi non è solo utile, è necessario. Non perché sia un concetto nuovo, ma perché viviamo in un tempo di trasformazioni così veloci da rendere vitale la capacità di fermarsi.
Il vero valore sta proprio nel darsi il permesso di alzare lo sguardo e chiedersi in quale direzione stiamo andando e, soprattutto, che segno vogliamo lasciare lungo la strada.


