Teaming: la competenza intangibile che fa la differenza

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Teaming: una competenza intangibile ma potentissima, che permette di trasformare un gruppo di professionisti in un sistema coeso, capace di pensare e agire come un unico organismo.

Teaming: una competenza intangibile che permette di trasformare un gruppo di professionisti in un sistema coeso.

In molte organizzazioni il lavoro di squadra è dato per scontato, ma la verità è che “stare in un team” non significa automaticamente funzionare come tale. Spesso l’individualità prevale, creando silos, incomprensioni e una collaborazione solo apparente. È qui che entra in gioco il teaming: una competenza intangibile ma potentissima, che permette di trasformare un gruppo di professionisti in un sistema coeso, capace di pensare e agire come un unico organismo. Il teaming allena comportamenti, mindset e consapevolezza collettiva, aprendo la strada a performance più solide, relazioni più sane e un senso di appartenenza che fa davvero la differenza.

Quando si lavora con i team, spesso c’è un aspetto che emerge in maniera molto forte: l’individualità prende il sopravvento sul gruppo. Questo porta a scarsa coesione, poca collaborazione, un basso livello di comunicazione interna, tutte caratteristiche che possono avere un impatto negativo sulle performance e sul livello di engagement. 

E quindi chi si occupa di Business Coaching come può aiutare le organizzazioni a trasformare un gruppo di professionisti che lavora insieme in un vero e proprio team? La risposta è nell’allenamento di una competenza che può davvero fare la differenza: il teaming.

Che cos’è il teaming?

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Con teaming si intende una competenza che si agisce attraverso comportamenti osservabili che favoriscono il risultato del team. Questo significa lavorare sulla capacità di collaborazione, di cooperazione, e fare quel cambio di mindset che abilita le persone ad agire, pensare e reagire per far performare il team al meglio nella sua completa rotondità. 

Non è un passaggio facile perché per allenare il teaming a volte diventa necessario fare un passo indietro rispetto a se stessi, e questo può fare emergere delle frizioni, in quanto nelle organizzazioni le persone sono spesso valutate su risultati personali, non su quelli collettivi. Il teaming, invece, ci chiede di ampliare lo sguardo, di uscire dal proprio “cono di luce” per incontrare quello degli altri. Permette di portare a compimento il passaggio da tanti io a un solo noi.


Prima però bisogna chiedersi: cos’è un team?

Sembra scontato, ma nel quotidiano ciò che chiamiamo team non è sempre chiaro. Molto spesso quando facciamo sessioni di Team Coaching ci sentiamo dire la frase “questo non è un team”. È importante ricordare che il team è un soggetto terzo, con delle caratteristiche specifiche che vanno fatte emergere per capire in che modo può funzionare.

Per fare questo, a noi Business Coach viene in soccorso il metodo SCOA, nello specifico la metodologia Flowknow: l’utilizzo di metafore per parlare delle dinamiche presenti all’interno del team permette di accedere a riflessioni più intuitive e profonde. Le immagini aprono significati molteplici: la stessa sfida può assumere forme diverse per ciascuno, e questo crea un dialogo nuovo, non giudicante. Anche nei team dove esistono tensioni o veri e propri “nemici”, lavorare con metafore e dimensioni emotive permette di arrivare a mettersi uno accanto all’altro, non uno contro l’altro.

Il successo più grande del processo è quando un team, oltre a riconoscersi come tale, diventa capace di fare self Team Coaching: individua le dinamiche, si osserva, si regola. È il segno che il teaming è stato interiorizzato.

 

Non è mai troppo presto per fare teaming

Un team non è un’entità statica, ma è in continua evoluzione: cambiano le persone che lo compongono, cambia la gerarchia, cambia la strategia dell’organizzazione e questi sono tutti elementi che possono portare a una necessità di aggiustamento costante.

Non è mai troppo presto per iniziare a fare teaming. Spesso c’è l’idea che prima il team si debba formare e poi si possa iniziare a lavorare sulle dinamiche, ma non è esattamente così: la nascita di un team è il momento ideale per intervenire per scegliere insieme la forma che gli si vuole dare, capire la biologia del gruppo e la sua possibile evoluzione.

Paradossalmente, ha molto senso fare teaming anche con i team che stanno per sciogliersi, per creare un momento finale di alleanza, chiarezza e dignità.

Intangibilità ed efficacia

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Il teaming è una competenza intangibile, difficile da misurare secondo le metriche di ROI tradizionali. Però i suoi vantaggi, al contrario, sono molto tangibili.

Quello che facciamo come Coach è spostare la domanda: a chi ci chiede quale sia il ritorno di investimento del Team Coaching rispondiamo chiedendo quale sia il livello di disagio percepito all’interno di un team.

Se il team non funziona il disagio è più che percepibile quindi il principale effetto dell’allenamento al teaming è la riduzione di questo disagio. Gli impatti positivi finali, numerici e misurabili, sono una conseguenza.

È qualcosa su cui si può lavorare anche a livello individuale: per chi è in un team o lo gestisce è importante far scaturire una riflessione su quanto metta in campo questa competenza e cosa fa per portare anche le persone con cui lavora a svilupparla.

Allenare il teaming significa abilitare le organizzazioni a mettere in pratica un modo di stare insieme che permette a un sistema di comprendere se stesso, evolvere e generare valore. È la competenza che fa la differenza perché non appartiene a uno, ma all’insieme.

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