Come usare il flow per sconfiggere l’ansia o la noia mentre si lavora

SCOA_Come fare se il Coachee ha un esaurimento nervoso

Nell’esperienza di un Business Coach, sono tante le tematiche che il Coachee può portare in sessione, tra queste anche la difficoltà di non sentirsi stimolato dai task che deve portare a termine o, al contrario, di non sentirsi all’altezza delle attività che gli sono state assegnate. D’altronde uno studio Gallup ha evidenziato come nel 2021 il 74% dei dipendenti abbia dichiarato di aver sperimentato il burnout.

Esiste, quindi, un sottile equilibrio che il Coachee, grazie all’aiuto del Business Coach, può trovare per poter lavorare efficacemente, in uno stato d’animo coinvolto e in cui si senta al sicuro.

Come fare quando il Coachee non si sente stimolato nel compiere le proprie mansioni? Come analizzare questa dinamica?

In SCOA – The School of Coaching proponiamo ai nostri Coach uno strumento utile per comprendere le esperienze durante le quali gli individui sono pienamente coinvolte: la matrice sfide e competenze, ideata da Csikszentmihalyi.

Csíkszentmihályi è il padre del concetto del flow, lo stato di concentrazione e perdita del senso del tempo, che caratterizza gli stati ispirazionali

Anja Puntari

La teoria del Flow, alla base della matrice di Csikszentmihalyi, è uno dei capisaldi della metodologia di SCOA – The School of Coaching e del metodo flowknow®.
Lo psicologo ungherese Mihály Csikszentmihalyi (1934 – 2021) è stato un’importante esponente della psicologia positiva, che ha indagato le teorie del flusso allo scopo di rispondere alla domanda: In che modo posso avere un’esperienza ottimale?

Dal gioco degli scacchi al lavoro in ufficio

Gli studi di Mihály Csikszentmihalyi partono da una semplice constatazione: tutte le volte che il lavoro su un dipinto procede bene, l’artista persiste con determinazione, senza provare fatica, stanchezza o fame, ma, appena l’opera viene completata, quest’ultimo perde immediatamente interesse.

Gli studi sulla teoria del flusso, quindi, sono nati dal desiderio di comprendere questo fenomeno di attività gratificante in sé e per sé, a prescindere dal prodotto finale.

Csikszentmihalyi ha iniziato, così, a indagare la natura e le condizioni del divertimento nello svolgere determinate attività, intervistando giocatori di scacchi, arrampicatori, ballerini e tutti coloro che svolgono sport o giochi, perché attratti dal piacere intrinseco all’attività stessa.

Attraverso questa analisi, è stato possibile determinare il perimetro entro cui l’esperienza può essere definita ottimale, scoprendo che le dinamiche di gioco sono molto vicine a quelle del lavoro.

Il gioco degli scacchi, in particolare, fornisce un chiaro esempio dell’esperienza ottimale e del divertimento che si prova nello svolgere un’attività per motivazioni intrinseche.

Nell’articolo The Concept of Flow (Jeanne Nakamura e Mihaly Csikszentmihalyi, 2002) vengono presentate le caratteristiche per entrare nel flow sono:

  • Sfide percepite, opportunità d’azione, che sviluppano le abilità già esistenti;
  • La sensazione di affrontare sfide a un livello appropriato alle proprie capacità;
  • Obiettivi chiari e feedback immediato sui progressi che si stanno facendo.

Il flusso

Essere in flow è il modo in cui gli intervistati hanno descritto l’esperienza di affrontare sfide difficili ma gestibili, affrontando una serie di ostacoli, elaborando feedback e adattando l’azione in base a quest’ultimo.Quando si è nel flusso, le persone lavorano a pieno regime e questo status è caratterizzato da:
  • concentrazione estrema;
  • fusione di azione e consapevolezza;
  • sensazione di poter controllare le proprie azioni;
  • distorsione dell’esperienza temporale;
  • l’ esperienza dell’attività è intrinsecamente gratificante;
  • l’obiettivo finale è solamente una scusa per il processo.

Parlando del flusso, si mette in luce l’individuo in un sistema dinamico composto da persone e ambiente. In questo status, azione e consapevolezza si fondono: la concentrazione è talmente alta che non esistono distrazioni.

Nel flusso si è talmente immersi nel proprio lavoro che non si teme il fallimento: lo scienziato è così concentrato sull’esperimento in corso che non si preoccupa che i risultati non possano essere soddisfacenti.

Quando si lavora nel flowbruciamo a fiamma alta. Proprio per questo è gratificante, perché permette di entrare in un vortice di energia coinvolgente”, spiega Anja Puntari, nel suo libro La Giusta Distanza.

Il Coachee, nello svolgere le proprie mansioni, è in uno in equilibrio fragile che dipende dalla capacità d’azione percepite e le opportunità d’azione percepite. Infatti, sono le sfide e le abilità soggettive, e non quelle oggettive, a determinare la qualità dell’esperienza.

La matrice Sfide – Competenze

La matrice Sfide – Competenze di Csikszentmihalyi è stata ideata allo scopo di analizzare l’esperienza soggettiva. Quest’ultima influisce sullo stato d’animo ed è in grado di sbilanciare l’equilibrio fragile del flow.

Se le sfide iniziano a superare le capacità, si diventa prima vigili e poi ansiosi; se le abilità iniziano a superare le sfide, prima ci si rilassa e poi ci si annoia. I cambiamenti nello stato soggettivo forniscono un feedback sulla relazione mutevole con l’ambiente.

Il flusso viene sperimentato quando le sfide e le abilità percepite, e non effettive, sono al di sopra dei livelli medi del Coachee.

La matrice, quindi, è uno strumento utile per il Coach per studiare l’esperienza soggettiva del Coachee nell’affrontare determinati task e per individuare assieme l’esperienza ottimale, che si identifica con il flow.

La matrice, piuttosto che concentrarsi sulla persona astratta, osserva il soggetto in un sistema dinamico, diventando una vera e propria mappa per guidare il Coachee al rispondere alla domanda: Quali sono le condizioni per un’esperienza ottimale?

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