Personal Branding: Che fare?

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Articolo di Matteo Fumagalli

Da molto tempo, ormai, non è più una novità dichiarare che ci troviamo in un mondo completamente digitalizzato, con le nostre identità “splittate” in alter ego digitali sui social. In un contesto simile, il personal branding è più che mai fondamentale nel mondo del lavoro, anche dal punto di vista di reputazione online. I nuovi media e i social che sanno dare a tutti noi voce possono essere realmente strumenti potenti se utilizzati nel modo corretto e con la modalità di proporre un’immagine forte e coerente di noi stessi.

Quando parliamo di “Brand”, solitamente il nostro pensiero vira dritto alla marca di riferimento (es. Questa maglietta è del brand XY). In verità, la parola trascina con sé l’insieme delle emozioni e delle opinioni che un prodotto, un servizio o un marchio suscitano nei fruitori. L’identità, in senso stretto.

Un brand significa “Insieme di valori, emozioni e aspettative” e, proprio per questo, è la chiave necessaria per fidelizzare l’audience.

Quando, quindi, parliamo di “personal branding” intendiamo l’immagine (compresi valori, emozioni, aspettative e linguaggio) di un individuo, che si possono intuire dalla sua rappresentazione online e offline. È spesso un tacito biglietto da visita, attraverso il quale si può essere scelti come collaboratori professionali o punto di riferimento.

Come costruire il proprio brand personale, dunque?
Il primo passo da porsi è innanzitutto capire chi si è. Quali sono le nostre competenze? Quali le passioni e gli interessi? Sono proprio questi i punti da mettere in luce, quelli che sono in grado di farci spiccare tra gli altri competitor.

Il secondo passo? Chiedersi che cosa si vuole offrire all’interlocutore e cosa si vuole ottenere. Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali valori si vogliono trasmettere? Una volta definiti, è importante che questi siano chiari nella comunicazione, supportati dalla così detta “voice” (ovvero il tono e lo stile del parlato e dello scritto, sempre coerente e con una personalità ben definita a priori). L’obiettivo è essere (o tentare di essere) inconfondibili.

Essere presente sui social network è un altro elemento imprescindibile nel mondo contemporaneo, soprattutto nel contesto lavorativo. Curarli, creare un mini piano editoriale che possa concederti di creare post a scadenza regolare e rimanere aggiornato sui propri interessi di settore sono cose che richiedono un minimo di esercizio in partenza ma che diventeranno pian piano naturali.

Ogni minima quisquilia sui social comunica qualcosa di noi, anche in ciò che si può ritenere banale o poco necessario: non caricare l’immagine di copertina sul profilo linkedin può, per esempio, comunicare la nostra scarsa conoscenza del mezzo su cui stiamo comunicando.
Scegliere come foto profilo un selfie in auto può comunicare un’intenzione di maggiore spontaneità con il pubblico (solo se il tono è supportato anche nei post e nel resto della comunicazione), oppure ancora segno di poca professionalità.

Ogni post comunica, dicevamo. Non scordiamo, quindi, che quando postiamo stiamo parlando a un pubblico. Condividere articoli stimolanti, cose che veramente interessano nel profondo e saper giocare anche con gli elementi visivi possono essere ottimi strumenti per costruire una piccola nicchia di pubblico fidelizzato.

Il pubblico è importante. Creare una community o partecipare a community già esistenti e che condividono i comuni valori è essenziale per creare contatti, scambiarsi stimoli e dimostrare conoscenza e ascolto.
Importantissimo, inoltre, mantenere sempre un tasso di risposta alto nel dialogo con il pubblico: partecipare alle discussioni, mantenere vivo uno scambio di battute, mostrarsi disponibile a offrire il proprio punto di vista e essere aperti all’ascolto…

Quali sono, infine, i consigli utili per un buon personal branding?

1- Consapevolezza di sé: conoscersi nel profondo, essere empatici e capaci di rappresentare sé stessi senza dimenticare l’interlocutore

2- La promozione non dev’essere esplicita: un profilo spudoratamente commerciale non sarà mai apprezzato dal pubblico. La promozione dev’essere più sottile, molto spesso veicolata da contenuti d’approfondimento reali o ancora utilizzata con la giusta ironia.

3 – Non aver paura di promuovere gli altri: riconoscere un ottimo profilo e consigliarlo ai propri utenti, condividere articoli di terzi che sono in linea con il proprio pensiero non è assolutamente sconsigliato. Il messaggio che si dà è che non c’è egocentrismo, si è pronti a riconoscere il prossimo e si è costantemente aggiornati sulle novità di un dato argomento.

4- Mantieni la tua autenticità: La coerenza dei valori e il tono della comunicazione (sia dal punto di vista narrativo che visivo) non devono mai essere “traditi”.

5- Visual Identity: Nel personal branding rientrano anche gli elementi visivi che sembrano non avere nulla a che fare con le nostre competenze. È vero che l’abito non fa il monaco, ma il nostro modo di vestire comunica qualcosa. Non è detto che un completo giacca-cravatta sia per forza la scelta giusta: in determinati settori e ambienti può risultare eccessivo o fuori posto. La visual Identity si estende, cosa non poco importante, all’identità grafica che ci descrive: dai colori che utilizziamo online, al logo dell’azienda o ancora ai font che si utilizzano nelle comunicazioni.

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