Il gioco dell’auto-osservazione: Role Play

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Fin dagli antichi greci, il concetto di gioco è sempre stato strettamente collegato a quello di esercizio e di allenamento. Con il nome gymnasium, infatti si chiamavano le palestre in cui gli atleti si esercitavano ai giochi olimpici.

Oggi, con il termine “ginnasio” si identificano i primi due anni del liceo classico, ovvero un luogo dove imparare e dove formarsi, ma anche in cui si creano relazioni e ci si impara a conoscere.

Il gioco, infatti, è un’attività che porta energia e che permette di sperimentare e conoscere il nuovo, che si tratti di giochi atletici oppure di una versione di Tucidide. D’altronde, anche Sigmund Freud era dell’idea che “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale”.

La dimensione del gioco, quindi, è un ambiente protetto, un luogo paradossale in cui la comfort zone diventa luogo di sfide e gare. Così, anche nel Coaching, il gioco è uno strumento utile da utilizzare in sessione: il Coachee si sente protetto dall’irrealtà, mentre affronta una possibile realtà.

In SCOA – The School of Coaching, sono tanti gli strumenti che hanno a che fare con il gioco che possono essere utilizzati: l’In – Basket test ad esempio, oppure il Role Play.

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Cosa si intende per Role Play?

Per prima cosa, il Role Play –  o “gioco di ruolo” – consiste in uno strumento di auto – osservazione nelle sessioni di Coaching. lo scopo di questo strumento è quello di far emergere comportamenti, emozioni e pensieri, vissuti in precedenza in una situazione analoga.

Il Role Play permette di sviluppare un processo che partendo dalla sperimentazione porti all’apprendimento, attraverso l’acquisizione di consapevolezza di sè.

Si crea così una dimensione sospesa tra il reale e il possibile, mettendo a confronto l’accaduto, con ciò che sarebbe potuto accadere. Allo stesso modo è possibile esteriorizzare un avvenimento: Le parole del racconto prendono forma nei movimenti dell’azione. In questo modo il Coachee potrà osservare i fatti accaduti da un nuovo punto di vista, come se si trattasse di un sogno lucido.

Per queste caratteristiche il Role Play si propone: 

  • di agevolare l’indagine dell’esperienza di alcuni episodi accaduti tramite l’immersione nel contesto;
  • di essere uno strumento di auto-osservazione diretta del proprio comportamento in grado di scindere pensieri e percepito da azioni e comportamenti.

Come può essere il Role Play?

Esistono tre tipi di Role Play che differiscono tra di loro in base a quanto si vuole lasciare libera l’iniziativa dei Coachee.

  • libero: si stabiliscono solo i ruoli e il contesto lasciando liberi Coach e Coachee nella gestione dell’interazione comunicativa;
  • semi-strutturato: si indica in modo dettagliato il contesto e la situazione psicologica dei ruoli giocati e si accenna il nodo problematico;
  • strutturato: viene fatta una vera e propria  redazione del copione che prevede anche indicazioni relative agli atteggiamenti e dichiarazioni di partenza e agli argomenti che potranno essere utilizzati durante la sessione.

Benefici del Role Play

In generale, tutti i giochi utilizzati nelle sessioni di Coaching hanno la forza per poter aumentare la capacità del pensiero creativo: gioco e fantasia vanno spesso di pari passo, che si tratti di un bambino che immagina un mondo fantastico con draghi e streghe, o che si tratti di adulti che giocano una partita a Burraco. In entrambi i casi creatività e logica si fondono. Creativo non significa caotico, significa dinamicità e originalità, ma sempre con delle regole.

Generalmente il gioco ha la caratteristica di essere in grado di rafforzare le relazioni. I bambini che giocano assieme stringono una sempre maggiore amicizia e così anche nel caso degli adulti che si ritrovano solamente per giocare assieme una partita di tennis una volta alla settimana. Allo stesso modo, anche il role play è in grado di rafforzare le relazioni sia all’interno del team in cui viene somministrata questa metodologia, sia tra il Coachee e il Coach.

Infatti, il Role Play, in quanto nuova dimensione di comfort e sfida, crea anche uno spazio d’intimità e di condivisione, che però può sussistere solamente grazie all’ascolto.

Quest’ultima è una delle competenze fondamentali per questa metodologia, perché l’ascolto dirige lo sguardo.

Ascoltare, in una sessione di Team Coaching, il percepito e le azioni delle altre risorse, permette di cambiare visuale e vedere anche dal punto di vista degli altri. Allo stesso modo ascoltare il proprio percepito durante il Role Play, permette di vedere gli eventi da un altro punto di vista, quello esterno.

Il Role Play è, ancor prima di una metodologia, un vero e proprio esercizio, un gioco che permette di sperimentare e di imparare a conoscere noi stessi.

Perchè se è vero che la verità sta nel mezzo, il Role Play è quel gioco che permette di vedere con i propri occhi quel “mezzo”.

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