L’insostenibile neutralità del Coach

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Come ottenere benefici da un approccio consapevole e trasparente

Il Coach dovrebbe essere neutrale?

È opinione diffusa che un Coach debba essere neutrale. 

Ma cosa si intende per neutralità nel mondo del Coaching? 

Potremmo riassumere le varie definizioni che troviamo negli articoli sul tema in tre NON:

  1. non influenzare
  2. non giudicare
  3. non prendere parte 

Ma di fronte a un’esortazione a non fare dovremmo chiederci cosa fare al posto dell’azione sconsigliata.

Se non dobbiamo influenzare il Coachee, cos’altro vogliamo fare? Il noto studioso sistemico della comunicazione ed esponente della scuola di Palo Alto Paul Watzlawick, scrive: “Non è possibile non influenzare. È dunque assurdo chiedersi come evitare l’influenza e la manipolazione. Ci rimane solo da decidere, e non ne siamo mai dispensati, come questa legge fondamentale della comunicazione umana possa essere usata nel modo più responsabile, umano, eticamente corretto ed efficace“. 

D’altronde, il nostro cliente non ci paga forse proprio per essere influenzato da una persona di cui si fida?

E se non vogliamo giudicare, come pensiamo che ciò sia possibile? Il giudizio è una funzione automatica e vitale della nostra mente. Come vorremmo scegliere le “domande potenti” da porre al cliente se non in base a una nostra valutazione e giudizio. 

Se poi non vogliamo prendere parte, come vogliamo immedesimarci nei vari attori che il cliente cita per invitarlo a considerare il loro punto di vista? 

L’insostenibile neutralità del Coach

Oso affermare che un Coach che dice: “Sono neutrale!” o anche soltanto “Voglio essere neutrale!” corre un grosso rischio di ingannare innanzitutto sé stesso e poi anche il Coachee.

Sarà indotto a sopprimere, a non riconoscere e non accettare le proprie intenzioni, emozioni, valutazioni e giudizi. E siccome questi sono fisiologicamente inevitabili determineranno il suo comportamento senza che se ne renda conto e dunque senza poterli gestire. 

A questo punto dovremmo fare qualche riflessione sull’efficacia del Coaching e dei fattori che la determinano. Le teorie sull’efficacia sono tante quante le scuole di Coaching e mi limito ad accennare alla posizione dell’approccio sistemico. 

In ottica sistemica il Coaching è un processo di co-evoluzione e co-creazione nel quale Coach e Coachee si immergono insieme per trovare nuove soluzioni. Pur con una chiara divisione dei ruoli, entrambi affrontano il tema proposto dal cliente, ciascuno con i propri valori, le proprie esperienze e strutture mentali. 

La neutralità del Coach non sarebbe certo un atteggiamento funzionale per tale processo. 

Cosa fare? Riflettere su consapevolezza e trasparenza 

Alla base del principio della neutralità del Coach sta sicuramente un’intenzione nobile e condivisibile che vuole tutelare la libertà e l’autonomia del cliente e prevenire l’abuso di potere da parte del Coach. 

La mia critica non si rivolge certo contro questa intenzione, ma contro il concetto di neutralità come ricetta per arginare un potenziale sopruso del Coach. 

Propongo, invece, un’altra coppia di concetti: consapevolezza e trasparenza. 

Il Coach che riconosce e accetta le proprie intenzioni, emozioni, valutazioni e giudizi può gestirle consapevolmente e condividerle apertamente col suo cliente. 

Mentre esponendo in maniera trasparente le proprie intenzioni permette al Coachee di prendere la distanza necessaria per valutare se sono in linea con le proprie esigenze. 

Le Management Constellation sono uno strumento che facilita consapevolezza e trasparenza

Ci sono approcci di Coaching che facilitano intrinsecamente la consapevolezza e la trasparenza. 

Tra questi le Management Constellation rivestono un ruolo prominente. Questo perché la rappresentazione scenica delle mappe mentali permette sia al Coach che al Coachee di prendere coscienza delle emozioni, dei giudizi e delle relazioni provate dagli attori in una determinata situazione. 

In ciascuna delle sei fasi del processo Management Constellation si alternano ripetutamente momenti di immedesimazione con i vari elementi del sistema con momenti di dissociazione e riflessione sulle emozioni e idee emerse. 

LEGGI ANCHE: Pensiero sistemico: 12 ricette per il Coaching

La necessità della supervisione 

Consapevolezza e trasparenza sono però due competenze che non si imparano una volta per tutte, ma che richiedono un allineamento continuo. 

Siamo convinti che la supervisione periodica sia un investimento assolutamente necessario per chi vuole esercitare la professione di Coach in maniera responsabile. Anche dopo anni di esperienza non potremo riconoscere da soli tutti i punti ciechi e le trappole che la mente ci tende.

Il metodo Management Constellation è uno strumento particolarmente efficace anche per la supervisione. Rappresentando la propria mappa mentale della relazione di Coaching il Coach può mettersi nei panni del Coachee e sperimentare sulla propria pelle come quest’ultimo vive il processo. Sulla base di quest’esperienza può simulare atteggiamenti, comportamenti e interventi alternativi e verificare il loro effetto sul Coachee. 

Ne ho parlato nel mio articolo Costellazioni sistemiche come strumento di Supervisione

Conclusione

Le Management Constellation si dimostrano la soluzione ideale per facilitare l’urgenza della neutralità del Coach all’interno della relazione di Coaching, e anche per supervisionare il Coach ed esercitare la sua consapevolezza e trasparenza.

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